URETROTOMIA

L’intervento denominato “uretrotomia” consiste nell’allargare il canale uretrale tramite un taglio interno effettuato con un particolare strumento. Questo intervento viene effettuato per via endoscopica, cioè senza incisione chirurgica, entrando nell’ uretra attraverso il meato uretrale esterno e proseguendo con lo strumento fino al tratto stenotico. Fondamentalmente, esistono due tipi di uretrotomia:

  • Uretrotomia interna a lama fredda (secondo Sachse). In questa procedura il canale uretrale viene profondamente inciso con una lama alle ore 12, senza impiego di corrente o altre forme di energia (figura 1-2). L’uretrotomia interna a lama fredda è particolarmente impiegata per le stenosi dell’uretra bulbare.

  • Uretrotomia con laser ad olmio. In questa procedura il canale uretrale viene profondamente inciso con una fibra laser ad olmio (figura 3-4). L’ uretrotomia con laser ad olmio è particolarmente impiegata per le stenosi dell’uretra posteriore e per quelle del collo vescicale dopo chirurgia prostatica.

Con questo intervento il canale uretrale viene semplicemente allargato nel punto in cui è ristretto, con una procedura endoscopica, che ha il vantaggio di essere effettuata in breve tempo in regime ambulatoriale, di day surgery o con un ricovero di soli due giorni.
L’intervento chirurgico denominato “uretrotomia” è indicato fondamentalmente nei seguenti casi:

  • pazienti, sottoposti ad interventi chirurgici sulla prostata, nei quali la stenosi uretrale è localizzata a livello della giunzione tra uretra e vescica.

  • pazienti con stenosi semplici dell’uretra bulbare mai sottoposti a precedenti trattamenti.

  • pazienti che, per vari motivi, non accettano l’intervento chirurgico o preferiscono rimandarlo nel tempo.

  • pazienti già sottoposti, con esito negativo, ad intervento di uretroplastica nei quali un ulteriore intervento ricostruttivo potrebbe avere un’alta percentuale di fallimento.

  • pazienti nei quali, per età o per gravi patologie associate alla stenosi uretrale, l’anestesista rileva un elevato rischio operatorio correlato con la durata e la complessità dell’intervento.


    figura 1

    figura 2

    figura 3

    figura 4